Monitoraggio UV
 

Presso la stazione meteo di Bari è montato il radiometro UV-S-AE-T della Kipp&Zonen per il monitoraggio della radiazione Ultra Violetta (UV). Ai link seguenti sono disponibili i dati monitorati per i periodi estivi del 2016 e del 2017. In particolare si riportano per ogni estate analizzata i boxplot giornalieri ed orari dell’intero periodo dell’indice UV.

 

L’indicatore riconosciuto a livello internazionale che indica in modo sintetico i rischi dell’esposizione solare in relazione ai suoi effetti eritemali sulla pelle, è l’indice UV (UVI). La sua stima dipende, oltre che dalla intensità della radiazione UV, anche dall’ora del giorno (posizione del sole), dall’altitudine e dalla quantità di ozono. La scala dell'indice UV va da un minimo di 1 ad un massimo di 12 e più l'indice è alto e più alti sono i rischi connessi ad una scorretta esposizione. In figura 1 si riporta la scala dell’indice UV diffusa dall’OMS in cui vengono raggruppati i valori di indice a seconda del grado di rischio e ad ogni gruppo vengono associate una serie di misure di sicurezza da adottare.

 

 

Figura 1 : Rappresentazione numerica dell’UVI con le raccomandazioni per una corretta esposizione – Fonte ISPRA
 
 

La radiazione ultravioletta (UV) occupa la regione dello spettro elettromagnetico di lunghezze d’onda comprese tra 100 e 400 nm. L’intensità della radiazione incidente sulla superficie terrestre dipende fortemente dal contenuto di ozono nell’atmosfera che fa da filtro. In particolare si distinguono tre bande UV: UV-C (100 -280 nm), UV-B (280 – 315 nm) e UV-A (315 – 400 nm). La radiazione UV-C viene completamente assorbita dalle molecole di ossigeno e di ozono. Gran parte della radiazione UV-B è assorbita dalle molecole di ozono e solo una piccola percentuale raggiunge la superficie terrestre. La radiazione UV-A attraversa invece l’atmosfera e buona parte di essa raggiunge la superficie terrestre. La radiazione UV-B e UV-A sono responsabili dell’abbronzatura della pelle. La radiazione UV può generare effetti biologici critici soprattutto su l’occhio e la pelle. L’entità di tali effetti su un determinato soggetto dipende da vari fattori tra cui il tempo di esposizione e le caratteristiche genetiche del soggetto, cioè il suo fototipo. In figura 2 è riportata la classificazione dei vari fototipi diffusa dal Ministero della Salute dal quale dipende il tempo massimo di esposizione alla radiazione solare.

 

Figura 2 : Classificazione dei fototipi (Fonte: Ministero della Salute)

Il Ministero della Salute ha anche messo a disposizione un test che ci aiuta a capire il nostro fototipo e una serie di regole base  per una corretta esposizione solare.

Attualmente è attivo il progetto internazionale “INTERSUN” coordinato dal WHO (World Health Organization) finalizzato principalmente ad armonizzare e coordinare le attività delle singole nazioni volte all’informazione e protezione della popolazione in merito ai rischi dell’esposizione ai raggi UV.  Per ulteriori informazioni visitare la pagina dedicata al link.

Contenuti a cura di  Anna Guarnieri Calò Carducci e Francesca Fedele - UO Agenti Fisici, Direzione Scientifica
Pubblicazione a cura di Benedetto Figorito e Rocco Di Modugno - Ultima modifica 09.10.2018