Nota del direttore generale di ARPA Puglia sui dati European Environment Agency relativi agli impatti delle emissioni dagli impianti industriali in Europa

I dati qui pubblicati (fare clic su Scarica documento) sono tratti da un lavoro dell’European Environment Agency, relativi agli impatti delle emissioni in 622 impianti industriali in Europa, pubblicato il 24 novembre u.s. I dati di input  si riferiscono all’inventario europeo delle emissioni del 2009 (E-PRTR) in riferimento a CO2, cinque gruppi di inquinanti atmosferici (NOx, SO2, NH3, NMCOV, particolato sottile) e un gruppo aggregato di microinquinanti (metalli pesanti, e, per gli inquinanti organici, 1,3-butadiene, benzene, IPA e PCDD/F). I dati sulle emissioni sono stati trasformati sulla base di una metodologia di analisi costi-benefici già consolidata nel progetto CAFE (Clean Air For Europe) in costi  (in milioni di euro). Per la CO2, è stata utilizzata la stima desunta da uno studio britannico del costo marginale di abbattimento (33,6 euro/tonnellata di CO2 emessa). Per gli inquinanti aventi un effetto sanitario locale/regionale è stato calcolato sia il VOLY (valore degli anni di vita persi), sia il VSL (il valore della vita statistica); il primo indicatore è più basso rispetto al secondo, che sovrastima l’impatto delle emissioni. Ci sono dei limiti molto seri in questa metodologia, a cui è associata un’alta incertezza delle stime. Possono al massimo essere utilizzati come riferimenti per le politiche ambientali, per i trend temporali e i confronti spaziali tra impianti industriali omogenei. Trovo intrinsecamente errato sommare  i costi economici associati alla CO2 alle stime degli indicatori di economia sanitaria. Quindi, i totali (i valori delle ultime due colonne), a mio parere, non hanno molto senso. I dati riportati si riferiscono ai 61 stabilimenti industriali italiani.

Prof. Giorgio Assennato
Direttore Generale ARPA Puglia

29/11/11